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Milano Finanza, “A tavola nel pioppeto”

A TAVOLA NEL PIOPPETO

La prima sorpresa è che a Milano, nella periferica via Gallarate, fiancheggiata da capannoni industriali e anonimi condominii, una ex-locanda con stallaggio di fine ‘700 sia rimasta incolume, in un paesaggio urbano di tumultuoso e disordinato sviluppo edilizio, e sia stata anzi restaurata e ampliata con gusto attento e sorvegliato. La seconda sorpresa è di scoprire che questo locale d’inattesa eleganza, ma piuttosto lontano dal centro, sia oggi uno dei più frequentati ristoranti d’affari della capitale lombarda.

Si chiama La Pobbia, che in dialetto meneghino vuoi dire il pioppeto: una denominazione rimasta dai tempi in cui la vicina sopraelevata che porta alle autostrade del Nord non se la sognava nessuno, e arrivare a Gallarate era un lungo viaggio: a chi lo affrontava, l’osteria offriva ombra e ristoro con il suo boschetto di pioppi. Ma anche adesso, assediata com’è dal cemento e dall’asfalto, La Pobbia ha saputo rimanere un’oasi silenziosa e tranquilla, con un fresco giardino interno circondato da un patio, alla cui ombra i clienti pranzano d’estate.

A frequentare abitualmente il locale sono soprattutto i manager delle aziende importatrici d’automobili che sorgono numerose nel quartiere: Peugeot, Seat, Mitsubishi, Mercedes, Citroen. Anche Luigi Koelliker, il figlio di Bepi, importatore storico delle Jaguar in Italia, vi si fa vedere di tanto in tanto. “Ma solo nelle pause della dieta a cui si è sottoposto”, dice scherzando Renato Anzaghi, titolare del locale con il fratello Eugenio. La zona pullula di piccole, medie e grandi aziende, i cui proprietari, amministratori e dirigenti sono soliti servirsi della Pobbia per le loro colazioni di lavoro con collaboratori e clienti. Gli Anzaghi, che li conoscono da anni uno per uno, hanno un solo problema: quello di smistare i concorrenti diretti in zone diverse del ristorante, in modo che non s’incontrino. Di spazio ne hanno parecchio a disposizione, articolato in sale e salette, e quindi l’operazione non presenta difficoltà.

Al contrario di quel che avviene in quasi tutti i locali di Milano, qui il 70% delle presenze c’è all’ora di pranzo: la sera il ristorante lavora molto, ma non al ritmo del mezzogiorno. D’altronde, la Pobbia offre un ambiente di prestigio e una cucina sicura non ‘solo agli uomini d’affari del quartiere, ma a tutti coloro che per un incontro a tavola di speciale riservatezza cercano un locale defilato senza allontanarsi troppo dal centro. “Spesso una delle sale ci viene richiesta anche per meeting e incontri con la stampa”, spiega Renato Anzaghi, “per cui abbiamo deciso di installare le attrezzature necessarie, dalla lavagna luminosa all’impianto di proiezione diapositive, per poter fornire un servizio completo anche su questo fronte”.

Come può essere, la cucina d’un ristorante che esiste ininterrottamente da 220 anni e che da 70 è gestito dalla stessa famiglia? Ispirata alla tradizione regionale, naturalmente. Ma con i necessari aggiornamenti. L’ossobuco in gremolada e la cotoletta alla milanese, perciò, non mancano mai in menù, ai risotti è dedicato addirittura un elenco particolare, e d’inverno trionfano cassoeula e polenta.

Ma d’estate lo chef Davide Cavagni si concede numerose escursioni fuori zona con pesci, molluschi e crostacei, che hanno parecchio successo: l’antipasto più richiesto, per esempio, sono le capesante gratinate. La cucina ittica è proposta in elaborazioni molto semplici (per sottolineare l’assoluta freschezza del pesce), privilegiando la cottura alla brace, che del resto è una specialità della casa anche per i piatti di carne.

Molto gettonati, in questa stagione, i funghi porcini, che sono in menu dall’antipasto (con le code di scampi) ai primi i piatti (nel risotto o con gli gnocchetti di patate), sia per accompagnare il carpaccio o l’ossobuco sia da soli (alla genovese, impanati, in insalata). Eccellente selezione di vini (e con ricarichi modesti, il che non guasta mai), notevole scelta di dessert, servizio di sicura professionalità.

Ristorante La Pobbia, via Gallarate 92, Milano, tei. 02/38006641. Chiuso domenica, ferie in agosto. Prezzo medio: L.60 mila (esclusi vini e servizio).

Cesare Pillon